Si chiama Biscuit e nasce da un’idea quasi giocosa: una struttura in legno che accoglie grandi cuscini, come racchiusi in un guscio. Piero Lissoni disegna per Porro un divano e una poltrona dall’eleganza rilassata, pensati per essere vissuti.
«Biscuit è un sistema, Biscuit è un’idea, è un biscotto». A raccontarlo è Piero Lissoni, con quella leggerezza che spesso accompagna i progetti più risolti. L’immagine è immediata: due elementi ai lati, i cuscini nel mezzo e ci si siede. Poi arrivano il legno, la qualità della lavorazione, la morbidezza. E quello che sembrava poco più di un gioco diventa un divano. Anzi, una famiglia.
Biscuit, disegnato per Porro, ha infatti qualcosa di familiare senza assomigliare a ciò che abbiamo già visto. Le linee sono pulite, quasi grafiche, ma l’insieme non ha nulla di austero. Il massello di frassino incornicia la seduta sui lati e sul retro; all’interno, cuscini ampi e generosi sembrano appoggiati con naturalezza. Sotto, sottili piedi metallici alleggeriscono il volume e lo staccano appena dal pavimento.
È un divano elegante, ma senza quella perfezione un po’ intimidatoria che rende certi arredi bellissimi finché nessuno li usa. Biscuit invita esattamente al contrario: a sedersi, appoggiarsi, spostare un cuscino. A lasciare, insomma, che il mobile entri davvero nella vita della casa.

Piero Lissoni, tra rigore e leggerezza
Lissoni parte da una geometria molto controllata e poi la rende più libera. I braccioli si incurvano, le imbottiture ammorbidiscono il profilo, il legno rimane visibile e diventa una presenza calda, soprattutto nella versione naturale. Nelle finiture bruna e nera, invece, Biscuit acquista un carattere più deciso.
Non servono molti gesti. Ed è forse questa la parte più interessante del progetto: Lissoni non cerca di inventare una forma sorprendente a tutti i costi. Prende elementi conosciuti, legno, cuscini, una struttura lineare, e lavora sulle proporzioni e sul modo in cui stanno insieme.
Il legno, soprattutto, non viene relegato al dettaglio. Rimane in vista, abbastanza presente da definire Biscuit anche quando lo si osserva da dietro. Una scelta che rende il divano particolarmente adatto agli interni contemporanei, dove sempre più spesso gli imbottiti vivono al centro della stanza anziché contro una parete.
Ed è qui che emerge anche l’identità di Porro, con la sua lunga familiarità con il legno e con una certa idea di design italiano: sofisticato nella realizzazione, molto meno interessato a dichiararlo.

E poi arriva la poltrona
Alla versione a due e tre posti si affianca la poltrona Biscuit, che riprende lo stesso disegno e lo concentra in proporzioni più intime. Il frassino avvolge il cuscino sui tre lati e rende ancora più evidente quell’immagine iniziale evocata da Lissoni: essere seduti, letteralmente, «dentro un biscotto».
Divano e poltrona possono abitare il living, ma anche un hotel, una lounge o uno spazio di lavoro. E forse è proprio questa capacità di cambiare contesto senza perdere identità a spiegare perché Lissoni preferisca parlare di una famiglia piuttosto che di una collezione.
Biscuit ha il rigore necessario per attraversare ambienti molto diversi e abbastanza morbidezza da non sembrare mai fuori posto. Anche il nome, in fondo, dice molto: il design può essere sofisticato senza avere bisogno di prendersi troppo sul serio.
