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Venezia 83: Il red carpet secondo Beyond

Venezia 83, articolo su Beyond the Magazine, Looks

Non chiamatela classifica dei best dressed. Sarebbe troppo facile. E, soprattutto, non sarebbe del tutto vero.

Sul red carpet di Venezia 83 abbiamo visto abiti magnifici e styling impeccabili, ma anche scelte che ci hanno lasciato perplessi, ritorni d’archivio, smoking finalmente meno prevedibili, chilometri di nero, improvvise esplosioni di colore e qualche look che ha generato in redazione più domande che certezze.

Perché un red carpet interessante non è necessariamente una successione di perfezione sartoriale. A volte è molto più divertente quando qualcosa divide, sorprende, osa troppo o troppo poco. Quando un abito bellissimo incontra la persona sbagliata, o quando accade esattamente il contrario.

Abbiamo quindi ripercorso Venezia attraverso i look che ci hanno fatto fermare, osservare e, soprattutto, commentare. Alcuni li promuoviamo senza riserve. Altri quasi. Qualcuno dovrà presentarsi al prossimo appello.

Nessuna pagella, nessun tribunale della moda. Solo lo sguardo di Beyond sul red carpet più cinematografico dell’anno.

 

Venezia 83, articolo su Beyond the Magazine, Cinema, Venezia

George e Amal Clooney.

Cosa indossano? Aspettate, stavamo guardando loro.

Sappiamo che lei è in Tom Ford by Haider Ackermann, lui nell’impeccabile Giorgio Armani. Taffetà nero, smoking, smeraldi Cartier: sulla carta avremmo parecchio di cui parlare.

Poi li guardiamo. E dimentichiamo tutto.

Perché George e Amal Clooney, come li metti li metti, sono sempre iconici. Non per quello che indossano, ma per quella nonchalance che non si compra, non si presta e difficilmente si impara.

Sorridono, si tengono stretti e attraversano il red carpet come se invece del Lido stessero semplicemente passando dalla cucina al living di casa. E qualcosa ci dice che si tengano così anche lì. 😉

Niente pose da power couple. Nessun bisogno di ricordarci chi siano.

Sono George e Amal. Basta quello.

Forse il vero lusso è proprio questo: avere addosso abiti di cui tutti parleranno e riuscire comunque a farli passare in secondo piano.

Cosa indossavano? Ah sì. Quasi dimenticavamo.

 

Damian Hardung.

Charlot, ma senza camicia.

Sul red carpet di INK di Danny Boyle, Damian Hardung arriva in Giorgio Armani e per un attimo abbiamo pensato a Charlot.

Lino grigio stropicciato, volumi oversize, pantaloni larghissimi, scarpa nera: manca il bastone e potremmo quasi esserci.

Poi guardiamo meglio.

La camicia non c’è.

La giacca si apre direttamente sulla pelle, compare una catenina sottile e quello che sembrava un adorabile gentleman d’altri tempi diventa improvvisamente un tenero bad boy contemporaneo.

Ed è proprio questo cortocircuito a salvarci dall’effetto “ho preso il completo di due taglie più grande”: sartoria rilassata, faccia da bravo ragazzo e quel tanto di sensualità da ricordarci che nulla, qui, è davvero casuale.

Funziona? Per noi sì.

Charlot avrebbe probabilmente chiesto una camicia.
Damian, saggiamente, no. 😉

Venezia83, articolo su Beyond the Magazine

Alessandra Ambrosio.

Bellissima. Ed è proprio questo il problema.

Sul red carpet inaugurale di InkAlessandra Ambrosio arriva in total black Intimissimi, gioielli Damiani, silhouette perfetta e onde da diva.

Lei è bellissima. L’abito funziona. I diamanti fanno il loro mestiere.

Eppure noi di Beyond continuiamo ad aspettare quel momento.

Non vogliamo trasformarci nella redazione di Miranda Priestly 😉, ma Venezia 83 ci sta lasciando una strana sensazione: come se qualcuno avesse aperto l’armadio dei look più belli del mondo e li avesse distribuiti pensando: «Tanto sono tutte bellissime».

Vero. Ma non basta.

Perché Alessandra ci ha abituati a red carpet in cui colore, volume, luce e personalità producevano qualcosa di più della somma delle parti. Producevano il WOW.

Qui è splendida. Ma non ci fa trattenere il fiato.

E forse è proprio questa la lezione fashion di Venezia: un bellissimo abito su una bellissima donna non fa automaticamente un grande look.

Stylist, vogliamo innamorarci. Fateci quel match. 😉

 

Kendall Jenner, Beyond the Magazine

Kendall Jenner

Kendall Jenner. A whole new world. Letteralmente.

Prima volta sul red carpet di Venezia per Kendall Jenner, che alla première di Wild Horse Nine sceglie un Giorgio Armani d’archivio del 1995, proprio il suo anno di nascita.

E partiamo dalle cose serie: la lavorazione è favolosa. Paillettes, ricami, oro e argento compongono una superficie preziosissima. E Kendall? Kendall è Kendall. Difficile trovarle qualcosa che stia davvero male.

Poi però facciamo due passi indietro, guardiamo l’insieme e nella redazione di Beyond parte inevitabilmente una colonna sonora:

A whole new wooooorld… 😂

Perché tra arabeschi dorati, silhouette lunga e quella bordura finale, più osserviamo l’abito e più ci sembra che il tappeto rosso stia per diventare volante.

Kendall splendida. Armani magnifico. Il lavoro tessile, una meraviglia.

Ma se tra poco passa Aladino, noi saliamo. 😉

 

Vittoria Ceretti, Articolo su Beyond the Magazine

Vittoria Ceretti

Vittoria Ceretti. Qualcuno ci spieghi perché non ci piace.

Sul red carpet di Wild Horse Nine, Vittoria Ceretti arriva in nero: column dress essenziale, décolleté in trasparenza tempestato di cristalli, gioielli Crivelli e una silhouette che su di lei, francamente, potrebbe permettersi quasi tutto.

Lei è stupenda.
L’abito è stupendo.

E allora perché insieme non ci convincono?

No, non sono le trasparenze. A Beyond il copricapezzoli di strass non ha mai turbato nessuno, semmai potrebbe entrare nella lista dei benefit aziendali. 😂

Forse sopra succede moltissimo e sotto troppo poco. Forse è il contrasto tra sensualità e rigore. Forse manca semplicemente quel dettaglio capace di trasformare un bellissimo look in quel look.

O forse siamo noi.

Restiamo quindi attonite davanti a uno dei grandi misteri di Venezia 83: Vittoria bellissima, abito bellissimo, risultato… boh.

Se qualcuno scopre l’arcano, la redazione di Beyond attende spiegazioni. 😉

 

John Malkovich

John Malkovich

John Malkovich. Ecco cosa significa Essere John Malkovich.

Che dire? Questa volta a Beyond viene in mente una cosa soltanto: ecco cosa significa essere John Malkovich.

Sul red carpet di Wild Horse Nine, completo Dior nero e camicia color avorio con un collo elisabettiano che, su chiunque altro, avrebbe richiesto almeno una riunione preventiva con lo stylist.

Su Malkovich? Perfettamente normale.

E improvvisamente siamo di nuovo ne Le relazioni pericolose: un po’ Visconte di Valmont, un po’ dandy, un po’ personaggio uscito da un’altra epoca e capitato al Lido senza alcuna intenzione di adeguarsi.

Sono passati quasi quarant’anni da quel film, ma sul fascino di Malkovich il tempo sembra essersi distratto. Sullo stile, decisamente fermato.

Perché alcuni indossano un look. Altri lo interpretano.

Lui, semplicemente, è John Malkovich.

 

Orlando Bloom. 

Orlando Bloom. Sì, lo voglio.

Smoking Canali, papillon, spilla Damiani, aplomb impeccabile. Orlando Bloom arriva sul red carpet di Bucking Fastard e noi, per qualche secondo, dimentichiamo di essere a Venezia.

Perché decontestualizzatelo: togliete fotografi, tappeto rosso e Palazzo del Cinema. Con quella posa composta, il papillon perfetto e il pantalone che accenna persino una piccola zampa, Orlando sembra meravigliosamente pronto ad aspettare la promessa sposa all’altare.

E la cosa più tenera è che non riusciamo nemmeno a prenderlo davvero in giro. È troppo elegante, troppo affascinante e troppo serio nella parte. 😂

Quindi niente pagella fashion. Solo una domanda: dov’è la sposa?

Orlando, qualunque cosa tu stia aspettando con quell’aria da “finché morte non ci separi”, noi di Beyond ti auguriamo che sia per sempre. 😉

Marion Cotillard

Marion Cotillard arriva in motoscafo. E no, non aveva dimenticato l’abito da red carpet.

Al Lido sbarca già così: Chanel, nero, spalle nude, pantaloni. Poi passa dalla barca al tappeto rosso senza concedere alla première neppure un cambio d’abito. E improvvisamente è proprio questo il dettaglio più interessante.

Per Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, Cotillard indossa una creazione di Matthieu Blazy per Chanel che prende le distanze dalla grammatica più prevedibile del red carpet: niente sirena, niente strascico, nessuna necessità di sembrare “vestita da première”.

Una scelta che su qualcun’altra potrebbe sembrare understatement. Su Marion Cotillard sembra semplicemente molto francese: arrivare come se niente fosse e lasciare che siano tutti gli altri a farne un evento.

 

Georgina Rodríguez

Georgina Rodríguez cerca la sottrazione. Ma Georgina resta Georgina.

A Venezia, Rodríguez affida a Gucci il tentativo di una nuova grammatica: silhouette rigorosa, spalle costruite, linea lunga, décolleté profondo. Tutto sembrerebbe suggerire una parola piuttosto insolita nel suo guardaroba: minimalismo.

Poi arrivano i diamanti.

Importanti, luminosissimi, impossibili da ignorare. E ristabiliscono immediatamente l’ordine delle cose.

Il risultato è una Georgina più severa, certamente più misurata, forse persino intenzionata a flirtare con l’understatement. Ma tra intenzione e destinazione, si sa, qualche volta serve uno scalo.

Tentativo numero uno: interessante. Aspettiamo il secondo. 😉

 

Geena Davis

Geena Davis e l’arte di non dover dimostrare più niente.

Sul red carpet veneziano, tra flash, obiettivi e quella liturgia dello stupore che accompagna ogni première, Geena Davis fa una cosa sorprendentemente semplice: appare.

Per The Basics of Philosophy di Paul Schrader, il nero si ricopre di paillettes, la silhouette resta pulita, i gioielli fanno il loro mestiere senza contendersi la scena.

Ma il dettaglio migliore non si indossa: è quell’aria serena di chi conosce Hollywood abbastanza bene da non aver bisogno di interpretarla.

Forse il vero lusso, sul red carpet, è proprio questo: non cercare disperatamente di essere indimenticabili. E riuscirci comunque.

 

Oasis

Gli Oasis arrivano tardi. Naturalmente.

Per qualche minuto sul red carpet di Venezia aleggia persino il dubbio: verranno davvero? I fan, accampati da ore tra bucket hat, Adidas e canzoni cantate a memoria, sembrano gli unici a non preoccuparsi. Con Liam e Noel Gallagher, dopotutto, anche l’attesa fa parte dello spettacolo.

Poi eccoli.

Completi scuri, occhiali da sole, di sera, perché certe regole riguardano gli altri, e quell’espressione di chi sembra contemporaneamente una rockstar e qualcuno che vorrebbe sapere quanto manca alla fine.

L’occasione è la première di Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace sulla reunion: palco, backstage e, soprattutto, due fratelli di nuovo insieme dopo quindici anni.

Niente styling acrobatico, nessuna concessione alle liturgie veneziane. Liam resta Liam, Noel resta Noel.

E quando uno alza il braccio dell’altro davanti ai fotografi, il red carpet diventa per qualche minuto una curva da stadio.

Gli Oasis non sono tornati per adattarsi allo spettacolo. Sono tornati perché lo spettacolo tornasse ad adattarsi a loro.

 

Kasia Smutniak

Kasia Smutniak si presenta in smoking. E lascia l’abito da sera alle altre.

A Venezia, dove tra cristalli, trasparenze e metri di strascico il rischio di perdere il conto è concreto, Kasia Smutniak sceglie Giorgio Armani e decide che per farsi notare può bastare molto meno.

Giacca nera dal taglio maschile, pantaloni fluidi, capelli tirati indietro. Poi una cravatta bianca portata sulla pelle, che prende uno dei codici più formali del guardaroba maschile e gli fa perdere immediatamente ogni intenzione da consiglio d’amministrazione.

Sul red carpet di Succederà questa notte di Nanni Moretti, Smutniak non sembra interessata a vincere la gara del “guardatemi”.

Ed è precisamente per questo che la guardiamo.

Armani, una mano in tasca, un sorriso enorme. Fine.

A volte l’accessorio più sofisticato del red carpet è sapere quando fermarsi.

 

Luca Marinelli

Luca Marinelli mette la cravatta. Poi ci ripensa.

A Venezia arriva in scuro: doppiopetto leggermente over, pantaloni morbidi, camicia aperta sul collo. Fin qui, tutto sotto controllo.

Poi compare la bandana.

Annodata dove il protocollo suggerirebbe una cravatta, basta a trasformare l’ennesimo completo da red carpet in qualcosa di molto più interessante: Luca Marinelli vestito da Luca Marinelli.

L’occasione è la première di The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, in Concorso a Venezia 83, con Marinelli accanto ad Alicia Vikander e Susan Sarandon. Il film porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.

Niente papillon, niente camicia bianca inamidata, nessun tentativo di diventare James Bond per una sera.

Solo un doppiopetto, una bandana e l’aria di chi conosce il dress code abbastanza bene da sapere dove disobbedirgli.

 

Alicia Vikander e Michael Fassbender

Cenerentola è arrivata a Venezia. Ma i topolini avevano poco tempo.

Alicia Vikander sceglie Louis Vuitton: bustier, gonna vaporosa, ruches e un fiocco formato maxi.

Fiabesco? Certamente. Anche un po’ work in progress, se vogliamo dirla tutta.

Accanto a lei Michael Fassbender, marito e accompagnatore per la première di The Echo Chamber di Andrea Pallaoro: smoking Berluti, papillon e occhiali scuri.

Il principe azzurro, evidentemente, nel 2026 ha cambiato dress code.

Lei sembra uscita da una fiaba con qualche problema di sartoria. Lui da una cena molto elegante alla quale potrebbe decidere, da un momento all’altro, di non presentarsi.

Eppure insieme funzionano.

Forse il lieto fine, sul red carpet, è anche smettere di coordinarsi.

 

Susan Sarandon

Susan Sarandon, diversamente giovane. E decisamente iconica.

A un mese dagli 80 anni, arriva a Venezia in total black, scollo a barca, gioielli importanti e occhiali da sole.

Scelta furba, peraltro: con gli occhiali scuri sul red carpet vieni bene in foto e soprattutto non devi preoccuparti troppo di come stai venendo. 😉

È al Lido per The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, in Concorso a Venezia 83, accanto a Luca Marinelli e Alicia Vikander.

Raffinata, sbarazzina, perfettamente a suo agio. Nessun tentativo di sembrare più giovane.

Perché quando sei Susan Sarandon, l’età anagrafica resta fuori dall’inquadratura.

 

Irina Shayk – Catwoman

Lo chiamano vintage. Noi abbiamo pensato a Catwoman in vacanza.

Irina Shayk arriva sul red carpet veneziano e pesca dall’archivio Dolce&Gabbana Primavera/Estate 2003. Ventitré anni dopo, però, l’effetto nostalgia dura più o meno tre secondi.

Raso nero, silhouette aderentissima, lacci che corrono lungo i fianchi lasciando intravedere pelle, lingerie e reggicalze, décolleté a spillo e choker scintillante.

Il look, portato originariamente in passerella da Gisele Bündchen, nasceva del resto in una collezione che giocava apertamente con codici punk e bondage.

Irina lo riporta a Venezia per il red carpet di The Echo Chamber e dimostra una cosa: non tutto ciò che viene recuperato da un archivio ha intenzione di comportarsi da reperto storico.

Anzi.

Tra allacciature, stiletto e cat-eye, più che una citazione dei primi Duemila sembra Catwoman che ha controllato le previsioni e deciso che a settembre il latex sarebbe stato francamente eccessivo.

Sobria? No.

Dimenticabile? Neppure per sbaglio.

E forse Irina era venuta esattamente per questo.

 

Irina Shayk – La Monaca di Monza

Irina Shayk. Il pentimento di Catwoman.

Qualche giorno fa l’avevamo lasciata sul red carpet in versione Catwoman: nero, lacci, trasparenze e pochissima intenzione di passare inosservata.

Poi deve essere successo qualcosa. 😉

Per L’estranea di Paolo Strippoli, Irina Shayk torna sul tappeto rosso e sceglie ancora il nero. Ma questa volta cambia decisamente parrocchia.

Abito lungo, silhouette rigorosa, collo alto, capelli raccolti e un’unica manica che scende quasi come un velo: dalla dominatrice alla Monaca di Monza in un red carpet.

Noi, naturalmente, vogliamo sapere cosa sia accaduto nel mezzo. 😂

Eppure il bello è proprio questo: su Irina persino la penitenza diventa fashion.

Austera, minimale, quasi monastica, ma con abbastanza carattere da ricordarci che Catwoman, sotto l’abito, probabilmente non si è pentita affatto.

 

Romana Maggiora Vergano

Romana Maggiora Vergano è raffinatissima. Chanel, questa volta, un po’ meno.

Per la première di L’estranea di Paolo Strippoli, in Concorso a Venezia 83, Romana sceglie Chanel FW26 by Matthieu Blazy: crêpe di jersey nero, linea fluida, drappeggi, tasche e strascico.

Sulla carta, molto chic. Sul red carpet, a noi ricorda vagamente un sacco di iuta che ha frequentato ottime scuole.

Eppure Romana riesce quasi a farci cambiare idea.

Capelli rigorosi, labbra corallo, pochi gioielli e soprattutto quella raffinatezza naturale che non ha bisogno di grandi artifici.

Il problema, semmai, è proprio questo: lei ha 29 anni, bellezza e personalità da vendere. Avremmo voluto che Chanel si divertisse un po’ di più con lei.

Perché essere sofisticate non significa necessariamente vestirsi da adulte. 😉

 

Alba Rohrwacher e Vincent Lindon

Alba Rohrwacher e Vincent Lindon: bellissimi. Ma la riunione del CdA è finita.

Sul red carpet di Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé, Alba Rohrwacher e Vincent Lindon sembrano non essere usciti completamente dal personaggio.

Lei in Prada, pantaloni neri e camicia bianca portata al contrario: un piccolo cortocircuito che rende interessante persino l’uniforme da ufficio.

Lui punta sulla sartoria: completo impeccabile, cravatta e l’aplomb di chi potrebbe firmare un’acquisizione prima dell’aperitivo.

Raffinati, complici, tremendamente credibili. Forse persino troppo. 😉

Perché se nel film lei è la responsabile HR e lui il CEO, sul red carpet avremmo concesso volentieri a entrambi una promozione: da manager a divi.

La riunione è finita, ragazzi. Siamo a Venezia: almeno qui il dress code può perdere un po’ il controllo.

 

Kōki

La vera prova? Essere raffinate anche quando l’abito fa di tutto per essere audace.

Pizzo nero, trasparenze, lingerie a vista e una silhouette che non ha alcuna intenzione di passare inosservata. Il Louis Vuitton indossato da Kōki sul red carpet di Un Bon Petit Soldat appartiene senza dubbio alla categoria degli abiti ad alto rischio.

Perché essere sexy così è piuttosto facile. Essere raffinate, decisamente meno.

E Kōki supera la prova con una naturalezza quasi disarmante.

Nessuna posa da femme fatale, nessuna seduzione sottolineata con l’evidenziatore, nessun bisogno di assecondare ciò che l’abito sembrerebbe suggerire.

Sorride, saluta, attraversa il red carpet con quella grazia quieta che finisce per cambiare completamente il significato del look.

Il pizzo rimane audace. Le trasparenze rimangono trasparenze. La lingerie si vede eccome.

Eppure il risultato non scivola mai nel provocante fine a se stesso.

Forse è questa la differenza tra indossare un abito sexy ed essere davvero chic: nel primo caso è l’abito a farsi notare. Nel secondo, sei tu a decidere quanto rumore lasciargli fare.

Kōki, pochissimo. E funziona.

 

Penélope Cruz

Penélope Cruz arriva in rosso. Finalmente.

Dopo giorni di nero, beige, trasparenze prudenti e sofisticatissime variazioni sul già visto, a Venezia qualcuno ha deciso che il red carpet poteva anche divertirsi.

Penélope Cruz sceglie il rosso dalla testa, anzi, dal nuovo carré, ai piedi: silhouette aderente, dettagli preziosi e quella sensualità calda che non ha bisogno di spiegazioni.

Accanto, Javier Bardem in smoking e papillon fa esattamente ciò che dovrebbe fare un uomo quando sua moglie arriva vestita così: non prova a rubarle la scena. La guarda.

E dalla foto, direi anche piuttosto bene. 😉

Sono al Lido per Bunker di Florian Zeller, in Concorso a Venezia 83, dove interpretano ancora una volta una coppia anche sullo schermo.

Rosso passione, rosso amore, rosso calore.

Dopo la sagra dell’ovvietà, grazie Penélope. Avevamo bisogno di colore.

 

Rocío Muñoz Morales

Penélope in rosso. Rocío in burgundy. Ragazze, vi siete sentite prima? 😉

Dopo giorni in cui Venezia sembrava aver sottoscritto un accordo di esclusiva con il nero, improvvisamente il red carpet prende alla lettera il proprio nome.

Rocío Muñoz Morales arriva in una nuvola bordeaux: trasparenze, ruches, maniche a mantella e tessuto che si muove praticamente prima di lei.

Dopo il rosso passione di Penélope Cruz, il rosso più profondo di Rocío.

Coincidenza? Probabilmente.

Ma se Venezia 83 ha finalmente sdoganato il dress code red, noi non faremo certo opposizione.

Anzi: avanti la prossima. ❤️

 

Patrick Schwarzenegger

Avevamo detto: avanti il prossimo. Patrick Schwarzenegger ci ha preso alla lettera. ❤️

A quanto pare a Venezia 83 il rosso non è più un colore: è ufficialmente un dress code.

Dopo Penélope Cruz e Rocío Muñoz Morales, Patrick Schwarzenegger arriva alla première di Bunker in Tom Ford by Haider Ackermann: giacca doppiopetto rosso fuoco, pantaloni neri e cravatta a righe.

Il risultato? Un curioso incontro tra aperitivo a Portofino e aiutante di Babbo Natale con un ottimo stylist.

Sulla carta pericolosissimo. Su Patrick, inspiegabilmente, funziona.

Sarà il fascino, sarà la nonchalance. Sarà che Haider Ackermann sa esattamente fin dove può spingersi.

Comunque sia, Patrick è perdonato.

Il dress code red, invece, ormai è ufficiale. 😉

 

Ph. Daniele Venturelli/WireImage | GettyImages
Valentina Ferrari D’Agostini

Valentina Ferrari D’Agostini. Second-hand sì. Second-fit, magari.

Sul red carpet di Bunker, Valentina Ferrari D’Agostini sceglie di non affidarsi al prevedibile abito da sera: insieme alla stylist Carola Stevani porta un completo maschile second-hand, adattato per l’occasione.

E l’idea a noi di Beyond piace molto.

Perché il second-hand sul red carpet non è un ripiego: può essere una scelta di stile, sostenibilità e personalità.

Poi però guardiamo la foto.

Cara Valentina, la legge consente anche di adattarlo alla propria fisicità. 😉

La giacca oversize ci sta, il gioco maschile pure. Ma quella manica ha raggiunto dimensioni tali che, per qualche secondo, ci siamo seriamente preoccupati per la sorte della tua mano. 😂

Peccato, perché lei ha fascino, il completo ha carattere e l’idea è decisamente più interessante dell’ennesimo abito da principessa.

Second-hand promosso. Mano dispersa.

 

Ph. Stephane Cardinale – Corbis/Corbis | Getty Images
Pamela Anderson

Pamela Anderson vede rosso ovunque. E sceglie il giallo.

Dopo l’improvviso dress code rosso di ieri a Venezia 83, Pamela Anderson cambia tavolozza e arriva in Carolina Herrera: raso giallo sole, bustier, maniche importanti e lungo strascico.

La stampa applaude. Noi, un po’ meno.

Sarà il satin che non perdona una piega, sarà quel giallo acceso sull’incarnato chiarissimo, ma per un istante abbiamo pensato a Titti. Con le piume spiegate. 😉

Eppure Pamela resta splendida: capelli rétro, gioielli Pandora e il viso senza trucco che ormai è diventato una delle sue dichiarazioni di libertà più riconoscibili.

Noi l’avremmo sognata in blu china o verde petrolio, colori capaci di accendere quegli occhi invece di contendersi la scena con lei.

Promossa Pamela. L’abito, questa volta, può ripresentarsi al prossimo appello. 💛

 

Ph. Andreas Rentz | Getty Images
Taika Waititi

Taika Waititi. “Ci facciamo du’ spaghi?”

Sul red carpet di Place to Be, Taika Waititi sceglie lo spezzato: blazer gessato, T-shirt scura, pantaloni bianchi, occhiali da sole e quell’aria irresistibile da piacione della porta accanto.

Sempre che la porta accanto sia a Riva San Biagio e davanti ci sia ormeggiato uno yacht. 😉

Waititi è a Venezia con Place to Be di Kornél Mundruczó, road movie Fuori Concorso che lo vede nel cast con Ellen Burstyn, Pamela Anderson e Murray Bartlett.

E accanto al giallo spettacolare di Pamela e alla formalità di Mundruczó, Taika sembra quello che, finite le foto, potrebbe voltarsi e dire: “Ragazzi, ci facciamo du’ spaghi in barca?”

Ed è precisamente per questo che ci piace.

Niente posa da divo tormentato, niente smoking da manuale: elegante, scanzonato e con la sicurezza di chi sembra essere capitato sul red carpet quasi per caso.

Il Festival finirà. Lo yacht, nella nostra testa, ormai esiste.

 

Ph. Daniele Venturelli | WireImage | GettyImages
Ben Affleck

Ben Affleck prova a passare inosservato. Tenero.

A Venezia arriva per Casey Affleck, che presenta in concorso Company, il suo nuovo film da regista. E Ben decide che questa volta i riflettori devono essere tutti per il fratello.

Strategia: low profile.

Completo scuro, cravatta, mani congiunte e sguardo da uomo che controlla il perimetro.

Per un attimo sembra aver trovato la soluzione definitiva per non rubare la scena a Casey: fingersi la sua guardia del corpo. 😂

Ben, noi di Beyond, da fan, lo ammettiamo, dobbiamo però darti una brutta notizia: lo avresti oscurato anche in pigiama. 😉

Niente pose da star, niente look studiato per attirare i flash.

Affleck semplicemente arriva. E i flash, ingrati verso ogni buona intenzione fraterna, arrivano con lui.

Missione lasciare-la-scena-a-Casey: encomiabile.

Risultato: mission impossible.

 

Ph. Daniele Venturelli | WireImage | GettyImages
Scoot McNairy

Scoot McNairy. Finalmente qualcuno rompe le righe. Quasi letteralmente.

Sul red carpet di Company, film di Casey Affleck in concorso a Venezia 83, Scoot McNairy decide che il solito completo maschile da première può aspettare.

Giacca blu notte luminosa, camicia scura senza cravatta, pantaloni a contrasto e soprattutto quella banda laterale che attraversa il look e ci impedisce di ignorare un piccolo dettaglio.

A noi italiani ricorda vagamente un’alta uniforme dell’Arma. 😉

Manca giusto il berretto.

Eppure funziona.

Perché dopo giorni di smoking neri, papillon e impeccabile prevedibilità, vedere un uomo che prova a giocare con il dress code è già una piccola soddisfazione.

Scoot, promosso per insubordinazione fashion.

 

Ph. Stephane Cardinale – Corbis/Corbis | Getty Images
Sofia Resing

Sofia Resing. Qualcuno ha acceso il lampadario.

Sul red carpet di Company, Sofia Resing arriva in Zuhair Murad Haute Couture: trasparenze, cristalli, ricami, cascate di luce. Un abito spettacolare che non contempla esattamente la modalità risparmio energetico.

Ci piace? Sì. Moltissimo.

Ci convince su di lei? Qui la faccenda si fa interessante.

Perché Sofia ha già una presenza scenica importante e l’abito ne ha almeno altrettanta. Insieme non si limitano a entrare in una stanza: la illuminano.

Il risultato ci riporta irresistibilmente a un favoloso lampadario Baccarat di fine Ottocento: magnifico, opulento, scintillante e decisamente impossibile da ignorare. 😉

Troppo? Probabilmente sì.

Ma ogni tanto il red carpet serve anche a questo: spegnere il minimalismo e accendere tutte le luci.

 

Heather Parisi

Pensavamo che Heather Parisi non avesse osato abbastanza. Poi abbiamo guardato in basso. 😂

Il nero resta chic, il pizzo sofisticato, la giacca rigorosa. Ma poi arrivano strascico e platform, e finalmente riconosciamo la donna che per decenni ha fatto sembrare perfettamente normale ballare, saltare e sorridere contemporaneamente.

Altro che nostalgia: Heather non si veste da icona anni Ottanta. Prende il tailleur, gli mette lo strascico e lo porta sui trampoli.

A Venezia 83, il tempo passa. Le Cicale, evidentemente, continuano a fare rumore.

 

Elettra Lamborghini

Elettra Lamborghini. Perché passare inosservati è comunque una scelta.

A Venezia 83 arriva tempestata di cristalli, scollo Bardot, silhouette aderente e tatuaggi animalier rigorosamente in vista.

Un abito scintillante per una personalità che della discrezione non ha mai fatto una missione. E meno male.

Perché Elettra non sembra essersi vestita per il red carpet. Sembra aver semplicemente chiesto al red carpet di adeguare la luminosità. ✨

Poi sorride, scherza, si ferma con i fan. E tutto torna: glamour sì, ma senza quella seriosità che a Venezia ogni tanto rischia di diventare un accessorio obbligatorio.

Lamborghini di nome. Animalier sulla pelle. Modalità anabbagliante: mai.

 

Ph. Vittorio Zunino Celotto | Getty Images
Ricky Martin

Un, dos, tres… Ricky Martin. Perché abbiamo sempre l’impressione che stia per invitarci a ballare?

Sul red carpet di Hombre al agua, diretto da Gael García Bernal, Ricky Martin arriva in Tom Ford: blazer bianco doppiopetto, camicia aperta, pantaloni neri ampi e quella sicurezza che, dopo trent’anni, evidentemente non necessita più di presentazioni.

Il look ci piace. Molto.

Ma il problema, se così vogliamo chiamarlo, è un altro: qualsiasi cosa indossi, qualsiasi gesto faccia, Ricky sembra sempre sul punto di invitarci a ballare.

Una mano sul petto? È già l’inizio di una coreografia. Un bottone slacciato? Parte il ritmo. Uno sguardo verso i fotografi? Noi stiamo già cercando di ricordarci come si muovono i fianchi. 😂

Forse alcuni uomini indossano Tom Ford. Ricky Martin gli mette il ritmo.

E a questo punto inutile resistere.

Estamos aquí, Ricky. Cuando quieras. 😉

 

Robert Pattinson

Robert Pattinson si mette in riga. Più o meno.

A Venezia arriva in Dior con un completo bianco gessato, doppiopetto, cravatta bordeaux e quell’aria da bravo ragazzo che, su Robert Pattinson, sappiamo tutti essere quantomeno sospetta.

Jonathan Anderson gli costruisce addosso un’eleganza quasi da gentleman inglese e lui, naturalmente, provvede subito a scompigliarla: proporzioni rilassate, scarpe scamosciate fuori dal coro e occhiali scuri sul red carpet.

Perché essere impeccabili va bene. Prendersi troppo sul serio, decisamente meno.

L’ex vampiro più famoso del cinema è cresciuto, è diventato Batman e ora sembra flirtare con il neo-dandy. Ma conserva intatto quel talento molto Pattinson di indossare Dior come se qualcuno glielo avesse fatto mettere cinque minuti prima di scendere dal motoscafo.

E forse il segreto è proprio lì: se sembri troppo consapevole di essere elegante, hai già perso metà del fascino.

 

Ph. Maria Moratti | GettyImages
Phoebe Bridgers

Phoebe Bridgers. La Regina dei Draghi ha perso un po’ di fuoco.

Sul red carpet di Primetime di Lance Oppenheim, Phoebe Bridgers arriva in Alexander McQueen: pizzo, trasparenze, grigio-lavanda metallizzato, maniche vittoriane e uno strascico meravigliosamente decadente.

Sulla carta, tutto giusto.

Eppure qualcosa non ci torna.

Forse sono i capelli platino che, insieme all’abito, raffreddano troppo l’insieme. O forse è proprio quel grigio Londra a non restituire luce a Phoebe. Fatto sta che tra incarnato chiarissimo, trasparenze, make-up perlaceo e tonalità glaciali, tutto finisce per sfumare dentro tutto il resto.

Bellissima, eterea, vagamente Regina dei Draghi in trasferta a Venezia. Ma se Daenerys aveva il fuoco, qui a noi manca proprio una scintilla. 😉

L’abito ci piace. Lei pure.

È il matrimonio tra i due che non ci fa ancora pronunciare il fatidico sì.

 

Photocredit: Federica Pierpaoli | Beyond