Da sociologa a voce emergente della scena artistica contemporanea: il percorso di Alexandra OZA, artista franco-ucraina con base a Parigi, è un invito a guardare il mondo con occhi diversi. Le sue opere nascono dall’urgenza di trasformare l’analisi sociale in poesia visiva, unendo tecnica analogica e sensibilità estetica in un linguaggio unico.
Fin dall’infanzia, guidata dal padre che le mise in mano una Zenit, Oza ha scelto la fotografia analogica come mezzo privilegiato. Oggi continua a lavorare con strumenti vintage come la Olympus OM-1N MD, fotocamera un tempo usata dalla polizia per documentare scene del crimine, che nelle sue mani diventa strumento di indagine artistica.
Una geografia di sovrapposizioni
Viaggiatrice instancabile – ha attraversato oltre 50 paesi – Oza utilizza la doppia esposizione come metafora della complessità del nostro tempo. Scatta un intero rullino in un paese, poi lo riutilizza in un altro continente, facendo convivere sulla stessa pellicola frammenti di culture lontane migliaia di chilometri.
Il risultato è un intreccio surreale, dove foreste e metropoli, povertà e ricchezza, natura ed espansione urbana si incontrano in un dialogo visivo che scuote lo spettatore.
“Non sono semplici immagini – afferma – ma una ricerca sociale. Ogni scatto è un ponte tra mondi, un’occasione per interrogarsi sulle contraddizioni del presente.”


Arte come linguaggio universale
Il suo percorso accademico riflette questa tensione: studi di belle arti all’Accademia Nazionale di Kiev, poi una borsa di studio all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, dove si è dedicata alla sociologia dell’arte. Una traiettoria che le ha permesso di fondere rigore teorico e sperimentazione estetica.
Accanto alla fotografia, Oza esplora la pittura astratta a olio, arricchita da resine e materiali naturali, come piante essiccate. Tele che diventano frammenti di memoria e riflessione sul tempo, sempre nel segno della sostenibilità ambientale.
Un’impronta internazionale
Riconosciuta a livello globale, ha esposto in gallerie, musei e ambasciate in Europa, ricevendo premi e menzioni che hanno consolidato la sua reputazione. È membro dell’Associazione degli Artisti Francesi e ha firmato nel 2021 come caporedattrice un numero speciale della rivista Argument dedicato all’arte ucraina.
Parallelamente, tiene conferenze in istituzioni prestigiose come la Sorbona, testimoniando il suo duplice ruolo di artista e intellettuale.
Una visione da condividere
Il lavoro di Alexandra OZA non è mai mero esercizio estetico: è un invito a riflettere sul ruolo dell’umanità, sulle urgenze climatiche, sulla bellezza fragile delle città e dei paesaggi che abitiamo.
Con le sue pellicole senza post-produzione, restituisce all’arte la forza dell’autenticità e la capacità di aprire varchi nella coscienza collettiva.
Filly Di Somma | Direzione Editoriale Justine D’Angelo
