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Renato Guttuso, Farsettiarte, articolo su Beyond
Composite

Esistono artisti che attraversano il proprio tempo. Altri, più raramente, riescono a raccontarlo senza mai lasciarsene travolgere. Renato Guttuso appartiene a questa seconda categoria. La sua pittura non ha mai cercato la distanza dalla realtà; al contrario, l’ha osservata da vicino, restituendone tensioni, contraddizioni e trasformazioni attraverso un linguaggio capace di rinnovarsi senza tradire sé stesso.

La mostra che Farsettiarte dedica all’artista nella sede di Cortina d’Ampezzo, dal 1° agosto al 13 settembre, non si limita a riunire una selezione di opere significative. Costruisce un percorso che attraversa oltre quarant’anni di ricerca, dagli anni della formazione fino alla piena maturità, seguendo l’evoluzione di uno dei protagonisti più complessi del Novecento italiano.

La realtà come scelta

Guardando le opere riunite in mostra emerge un elemento che accompagna tutta la produzione di Guttuso: il rapporto con il reale.

Negli anni Quaranta la sua pittura assorbe l’eredità del neocubismo senza rinunciare a una forte tensione narrativa. Le nature morte, gli interni domestici e le figure popolari non diventano mai esercizi di stile. Ogni oggetto mantiene un peso specifico, una presenza quasi fisica, mentre il colore costruisce lo spazio con una forza che sembra spingere le immagini verso chi osserva.

Opere come Forchetta, bicchiere e tenaglia, La grande lavandaia e Interno con stufa raccontano questo momento con straordinaria chiarezza. Gli oggetti più comuni acquistano monumentalità, le figure sembrano scolpite dalla luce e le composizioni rivelano un equilibrio continuamente attraversato da una tensione interna.

Renato Guttuso, Farsettiarte, articolo su Beyond

Il quotidiano come materia pittorica

La mostra segue poi il progressivo cambiamento del suo linguaggio.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la pennellata si fa più libera, il colore perde rigidità e il realismo di Guttuso si apre a una dimensione più lirica. Non cambia, però, il suo sguardo. A interessarlo continuano a essere gli oggetti della vita quotidiana, gli interni, le case, le edicole, tutto ciò che appartiene all’esperienza comune.

In Damigiana e case convivono memoria cubista e libertà espressiva, mentre Edicola, scelta come immagine simbolo della mostra, restituisce l’energia della città attraverso una fitta trama di giornali, manifesti e campiture cromatiche che sfiorano l’astrazione senza mai abbandonare il dato reale. È una pittura che racconta il movimento della società, più che descriverne semplicemente gli elementi.

Oltre la cronologia

La forza della mostra sta nella possibilità di osservare Guttuso nel tempo, seguendo il progressivo assestarsi del suo linguaggio senza perdere mai di vista ciò che ne costituisce il nucleo più autentico. Dalle tensioni neocubiste del secondo dopoguerra alla pittura più libera degli anni Sessanta, ogni fase introduce nuovi equilibri compositivi, nuove soluzioni cromatiche e una diversa costruzione dello spazio, mantenendo però intatto il rapporto con la realtà.

Nature morte, interni domestici, paesaggi urbani e figure popolari non sono mai semplici soggetti da rappresentare. Diventano strumenti attraverso cui Guttuso osserva il proprio tempo, trasformando la quotidianità in una materia pittorica intensa, capace di conservare ancora oggi una sorprendente forza espressiva.

È questa continuità a dare solidità al percorso costruito da Farsettiarte. Più che una retrospettiva, la mostra restituisce il ritratto di un artista che, nell’arco di oltre quarant’anni, ha saputo rinnovare il proprio linguaggio senza rinunciare alla convinzione che la pittura dovesse rimanere profondamente ancorata alla quotidianità.

Photocredit: Falsettiarte