La magia del Festival de Cannes è tornata ad avvolgere la Croisette. E lo ha fatto nel modo più cinematografico possibile: con una serata inaugurale sospesa tra emozione, politica, nostalgia e spettacolo, ricordando al mondo perché Cannes continui a rappresentare molto più di un semplice festival.
La 79ª edizione di Cannes 2026 si è aperta ieri sera al Grand Théâtre Lumière con un messaggio preciso: il cinema non è intrattenimento decorativo. È linguaggio culturale, memoria collettiva e, oggi più che mai, una forma di resistenza.
A pronunciare le parole destinate a diventare il manifesto non ufficiale di questa edizione è stata Jane Fonda, che dal palco ha ricordato come le storie abbiano ancora il potere di creare empatia, abbattere distanze e immaginare futuri alternativi. Un discorso accolto con un silenzio quasi sacrale da parte del Palais, in un’apertura che ha scelto la profondità invece della semplice celebrazione glamour.

Peter Jackson riceve la Palma d’Oro alla carriera: il momento simbolo
Eppure, il vero momento destinato a entrare nell’immaginario di Cannes 2026 è arrivato pochi minuti dopo.
Sul palco è apparso Elijah Wood. Il volto di Frodo Baggins. L’attore che, poco più che adolescente, affidò il proprio destino cinematografico a una videocassetta registrata nei boschi di Griffith Park. Davanti a lui, Peter Jackson, il regista che ha trasformato l’universo di J. R. R. Tolkien in una delle saghe più influenti della storia contemporanea.
L’abbraccio tra i due ha immediatamente congelato il tempo all’interno del Grand Théâtre Lumière. Una standing ovation lunghissima, autentica, quasi affettiva, ha accompagnato la consegna della Palma d’Oro alla carriera al regista neozelandese, celebrato non soltanto per aver rivoluzionato il fantasy cinematografico, ma per aver dimostrato che il cinema spettacolare può ancora avere un’anima.
Jackson, con l’ironia che lo accompagna da sempre, ha accolto il riconoscimento dichiarando di non aver mai realizzato film “pensando alla Palma d’Oro”. Poi, però, il tono si è fatto più intimo. Il regista ha ricordato quanto proprio Cannes abbia inciso sul destino della trilogia de The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring.
Nel 2001, infatti, la proiezione in anteprima di circa venti minuti del film contribuì a ribaltare il clima di scetticismo che circondava il progetto. All’epoca Hollywood guardava con sospetto una trilogia fantasy girata simultaneamente, economicamente gigantesca e apparentemente impossibile da sostenere commercialmente. Cannes trasformò quel rischio in evento globale.

Beatles, glamour e politica: l’identità culturale del Festival di Cannes
La serata inaugurale di Cannes 2026 ha poi alternato leggerezza e riflessione con una fluidità che soltanto il Festival riesce ancora a orchestrare.
L’omaggio musicale dei The Beatles, reinterpretati da Theodora e Oklou attraverso Get Back, ha aggiunto una nota emotiva raffinata alla celebrazione di Jackson e del suo The Beatles: Get Back. Non un semplice intermezzo musicale, ma un richiamo preciso a un cinema che continua a interrogarsi sul rapporto tra tecnologia e umanità.
E mentre il glamour della Croisette continuava a dominare il red carpet, la giuria internazionale, guidata dal regista sudcoreano Park Chan-wook e composta, tra gli altri, da Demi Moore, Chloé Zhao e Stellan Skarsgård, affrontava già i temi che segneranno questa edizione.
Gaza, censura culturale, libertà creativa e intelligenza artificiale sono entrati immediatamente nel dibattito pubblico del festival, dimostrando ancora una volta come Cannes continui a essere uno specchio politico oltre che cinematografico.
Tra gli interventi più forti quello dello sceneggiatore Paul Laverty, storico collaboratore di Ken Loach, che ha denunciato il clima sempre più polarizzato dell’industria hollywoodiana, parlando apertamente di isolamento mediatico e “liste nere” informali per alcune voci considerate scomode.
Venus Electrique apre il Festival di Cannes 2026
Ad aprire ufficialmente il concorso è stato invece Venus electrique, nuova commedia firmata dal regista francese Pierre Salvadori.
Ambientato in una Francia rétro fatta di artisti, mercanti d’arte e relazioni sentimentali volutamente imperfette, il film con Gilles Lellouche e Anaïs Demoustier sembra voler ricordare che il cinema francese continua a eccellere proprio laddove Hollywood tende oggi a smarrirsi: nel fascino dell’ambiguità, del dialogo brillante e della sofisticata leggerezza.

Cannes 2026 apre nel segno della memoria e del futuro
Intanto Peter Jackson guarda già avanti. Il regista è infatti coinvolto nella produzione di The Hunt for Gollum, nuovo capitolo ambientato nella Terra di Mezzo, con Andy Serkis alla regia e nuovamente nei panni di Gollum.
E forse è proprio questa la sintesi perfetta della serata inaugurale di Cannes 2026: un festival che continua a vivere in equilibrio tra memoria e reinvenzione, tra mito e contemporaneità, tra cinema d’autore e immaginario popolare.
Perché, nonostante piattaforme, algoritmi e intelligenza artificiale, il cinema continua ancora a fare ciò che nessun’altra forma culturale riesce davvero a replicare: creare immagini collettive destinate a restare.
