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Rome Fashion Show 2026: tra heritage e innovazione

Accademia Viola, Ph. Paolo Ponsillo, articolo su Beyond the Magazine
Accademia Viola | Ph. Paolo Ponsillo

La terza edizione del Rome Fashion Show Haute Couture conferma la volontà di costruire un progetto che va oltre la passerella. Nella cornice del Salone delle Colonne dell’EUR, la manifestazione ideata e diretta da Steven G. Torrisi riunisce atelier, designer emergenti e protagonisti della couture internazionale in un calendario che mette al centro ricerca, savoir-faire e identità creative. Un equilibrio non scontato, che restituisce alla moda il tempo dell’osservazione prima ancora che quello dello spettacolo.

La manifestazione non si apre con una sfilata, ma con un momento di confronto dedicato alla legalità, all’educazione affettiva e al rispetto della persona. Una scelta che sposta subito il focus: qui la moda non è solo immagine, ma anche presa di posizione.

Coldiretti | Rome Fashion Show Haute Couture, articolo su Beyond the Magazine
Coldiretti | Ph. Paolo Ponsillo
La nuova couture parla il linguaggio della ricerca

La giornata inaugurale costruisce un racconto nel quale il valore dell’abito nasce dalla progettazione prima ancora che dall’impatto scenico. Il fil rouge è una couture che riscopre il peso della manifattura, del tailoring e della sperimentazione materica, lasciando che siano le collezioni a parlare attraverso la qualità della costruzione.

Le silhouette scultoree di Accademia Viola reinterpretano la monumentalità della Roma classica attraverso volumi architettonici e linee strutturate, mentre Paola Bignardi propone un lessico stilistico più essenziale, costruito su proporzioni calibrate, pulizia formale e una femminilità che trova forza nella sottrazione. Due visioni differenti, accomunate dalla stessa centralità del savoir-faire sartoriale.

Anche la sostenibilità trova una collocazione naturale all’interno del calendario, lontana da ogni esercizio retorico. La collaborazione con Coldiretti porta in passerella capsule che nascono dall’incontro tra fibre naturali, tinture vegetali e manifattura artigianale. Le proposte firmate Federica Tavian Ferrighi, Flavia Sbrolli, Candida Piscitelli e Mattia Morbidoni raccontano una visione del lusso sempre più legata all’origine dei materiali e alla qualità della filiera produttiva.

L’heritage italiano riaffiora nella collezione Gocce Barocche di Concita Petralito, dove il patrimonio decorativo siciliano prende forma attraverso ricami, rilievi e lavorazioni tridimensionali, mentre gli studenti dell’Istituto Aniene scelgono di confrontarsi con uno dei codici più iconici dell’alta moda italiana reinterpretando il Rosso Valentino con uno sguardo contemporaneo. Un dialogo tra memoria e nuove generazioni che conferma come la formazione continui a rappresentare uno dei laboratori più interessanti della creatività fashion.

La dimensione internazionale trova spazio grazie a Swiss Fashion Impulse e alla Scuola di Moda Lugano, realtà che confermano come il dialogo tra formazione, ricerca e cultura progettuale rappresenti oggi uno dei motori più interessanti della moda contemporanea. A chiudere la prima giornata è Saro Mattia Taranto, che firma una collezione nella quale rigore sartoriale, proporzioni calibrate ed essenzialità definiscono una cifra stilistica coerente e riconoscibile.

Franco Ciambella
Franco Ciambella | Ph. Paolo Ponsillo
Maison, identità e visioni contemporanee

Con la seconda giornata la passerella cambia ritmo, lasciando spazio agli Ambasciatori del Rome Fashion Show, interpreti di una couture che continua a trovare nella diversità dei linguaggi il proprio punto di forza.

La teatralità luminosa di Mario Benton, costruita attraverso cristalli, paillettes e una palette cromatica vibrante, dialoga con il rigore grafico di Gianni Calignano, che affida al bianco e nero una sofisticata riflessione sull’eleganza contemporanea. Due approcci agli antipodi, capaci di dimostrare quanto l’alta moda possa ancora esprimersi attraverso estetiche profondamente differenti senza perdere autorevolezza.

Il Mediterraneo diventa invece il filo narrativo che attraversa le collezioni di Giovanni Cannistrà e Gian Paolo Zuccarello, entrambi impegnati a tradurre il patrimonio culturale siciliano in texture, ricami, palette intense e costruzioni sartoriali. Franco Ciambella concentra la propria ricerca sul potere espressivo del colore con Monochrome, mentre Nino Lettieri sceglie di riportare in passerella alcuni dei modelli più rappresentativi della propria maison, ricordando come l’archivio possa diventare uno degli strumenti più contemporanei della couture.

Pina Grasso, Rome Fashion Show Haute Couture
Pina Grasso | Ph. Paolo Ponsillo
Salvatore Pappacena
Salvatore Pappacena | Ph. Paolo Ponsillo

Tra suggestioni Eighties, bridal couture e sperimentazione materica, la narrazione continua a evolversi. Michele Miglionico rilegge gli anni Ottanta con sensibilità contemporanea; Pina Grasso costruisce una femminilità eterea attraverso trasparenze e dettagli couture; Salvatore Pappacena celebra la tradizione dell’abito da sposa con ricami e lavorazioni d’atelier. A chiudere il percorso sono Pietro Paradiso, che amplia il vocabolario della couture attraverso materiali inconsueti, e Rezarta Skifteri, la cui poetica unisce decorazione, ricamo e raffinatezza sartoriale in una visione intensamente femminile.

Rome Fashion Show Haute Couture, articolo su Beyond the Magazine
Rezarta Skifteri | Ph. Paolo Ponsillo
Una visione che guarda oltre la passerella

A definire l’identità del Rome Fashion Show Haute Couture contribuisce anche la costruzione dell’esperienza: dal percorso olfattivo firmato Pantheon Roma alle installazioni floreali di Symon Mattio, fino al coinvolgimento di partner istituzionali che testimoniano la crescita di una manifestazione sempre più strutturata.

Più che individuare una tendenza dominante, il Rome Fashion Show sceglie di valorizzare la pluralità della couture contemporanea. Una piattaforma nella quale atelier consolidati, giovani designer e realtà formative condividono lo stesso spazio creativo, confermando come il futuro dell’alta moda non risieda nell’omologazione, ma nella capacità di preservare identità, cultura sartoriale e visioni autentiche.