Per Daniele Comelli, il ruolo del gallerista va ben oltre la selezione delle opere. Significa riconoscere il talento prima che venga consacrato dal mercato, accompagnare il collezionista nella costruzione di una visione e creare un dialogo autentico tra artista, opera e pubblico. In questa intervista a Beyond the Magazine racconta il proprio percorso, il valore dell’intuizione e la responsabilità di chi sceglie di credere nell’arte contemporanea.
Dietro ogni grande collezione non ci sono soltanto opere d’arte, ma scelte, intuizioni e relazioni costruite nel tempo. Il lavoro del gallerista consiste proprio in questo: individuare linguaggi autentici, accompagnare gli artisti nel loro percorso di crescita e aiutare i collezionisti a costruire un rapporto personale e duraturo con l’arte.
Cresciuto in una famiglia di artisti e galleristi, Daniele Comelli ha trasformato questa eredità in una visione personale, fondata sulla ricerca, sulla sensibilità curatoriale e sulla convinzione che una galleria debba riflettere l’identità di chi la dirige.
In questa conversazione con Beyond the Magazine approfondisce il ruolo della galleria nell’arte contemporanea, il rapporto tra valore culturale e valore economico e l’importanza di continuare a credere negli artisti prima ancora che sia il mercato a farlo.
D: È cresciuto circondato dall’arte, ma c’è stato un momento preciso in cui ha capito che non sarebbe stata soltanto l’eredità della sua famiglia, bensì la sua personale vocazione?
R: Sono cresciuto in una famiglia di artisti e galleristi, ma ho capito che questa era davvero la mia vocazione quando ho trovato il coraggio di staccarmi dalla galleria di famiglia per intraprendere un percorso indipendente. Ho sentito l’esigenza di esprimere la mia personale sensibilità artistica attraverso la ricerca di autori che percepivo più vicini alla mia visione, alle mie inclinazioni e al mio modo di intendere l’arte. È stato un passo importante che mi ha permesso di costruire un’identità curatoriale autentica, fondata sulla convinzione che una galleria debba essere, prima di tutto, l’espressione della sensibilità di chi la dirige.

D: Lei afferma spesso che l’arte dovrebbe uscire dalle gallerie per entrare nelle case. Quanto cambia il rapporto con un’opera quando diventa parte della quotidianità anziché essere osservata soltanto in uno spazio espositivo?
R: La differenza tra osservare un’opera in uno spazio espositivo e viverla nella quotidianità è profonda. In una galleria o in un museo il tempo a disposizione è limitato: si ammira l’opera, la si contempla, ma il rapporto con essa rimane necessariamente circoscritto a quel momento. Quando, invece, un’opera entra a far parte della propria casa, diventa parte della vita di ogni giorno. La si osserva in momenti diversi, con stati d’animo differenti e, ogni volta, è in grado di suggerire nuovi pensieri ed emozioni.
D: Oggi il mercato dell’arte è profondamente cambiato: piattaforme digitali, aste online e intelligenza artificiale stanno modificando le modalità di acquisto. Quale valore aggiunto può ancora offrire il gallerista che nessuna tecnologia è in grado di sostituire?
R: Il valore aggiunto che nessuna tecnologia potrà mai sostituire nel lavoro del gallerista è l’empatia, insieme alla passione e alla capacità di coinvolgere il collezionista. Chi acquista un’opera d’arte, infatti, molto spesso non desidera soltanto possederla: vuole sentirsi parte di un mondo, conoscere la storia dell’artista e il percorso che ha portato alla nascita di quell’opera. Il ruolo del gallerista è proprio questo: creare una relazione autentica tra l’artista, l’opera e il collezionista. È un rapporto fatto di fiducia, ascolto ed emozioni, elementi che nessun algoritmo o tecnologia potrà replicare.
D: Lei accompagna personalmente collezionisti e professionisti nella scelta delle opere, spesso già durante la progettazione degli ambienti. In che modo una collezione ben costruita riesce a raccontare l’identità di chi la vive?
R: Quando accompagniamo un collezionista nella scelta di un’opera, il nostro primo obiettivo è comprendere la sua personalità. I gusti artistici sono spesso il riflesso del carattere, della sensibilità e del modo in cui una persona percepisce il mondo. La collezione diventa così un’estensione della propria identità. Ci sono collezionisti naturalmente attratti da opere pop, ricche di colore, energia e ironia, perché rispecchiano una personalità più estroversa, curiosa ed eclettica. Altri, invece, si sentono maggiormente rappresentati dall’astrazione, dalle forme essenziali o dalla ricerca concettuale. Naturalmente non si tratta di regole assolute, ma di tendenze che ci aiutano a instaurare un dialogo con il collezionista e a guidarlo verso opere con cui possa costruire un rapporto autentico e duraturo.

D: Esiste un’opera che, pur non essendo necessariamente la più prestigiosa o la più costosa, considera emblematica del suo percorso? Quale storia custodisce?
R: È una domanda molto difficile, perché sono profondamente legato a tutte le opere che sono passate dalla mia galleria e che hanno poi trovato una casa presso dei collezionisti. Se dovessi sceglierne una, probabilmente indicherei un Fake Abstract di Lino Lago. È un artista che ho scoperto e sostenuto personalmente e questa serie è quella che lo ha portato all’attenzione del grande pubblico. Vendere una sua opera per la prima volta è stata un’emozione particolare, perché rappresentava qualcosa di più di una semplice vendita: era la conferma di una visione. In quel momento ero una delle poche persone a credere realmente nel suo lavoro e avevo ricevuto anche delle critiche da parte di persone a me vicine, che tendevano a sminuire il valore della sua ricerca. La prima opera di Lino Lago che ho venduto aveva una quotazione molto inferiore rispetto a quelle attuali, ma proprio quell’episodio è diventato emblematico del mio percorso di gallerista. Mi ha insegnato l’importanza di avere il coraggio delle proprie intuizioni e di seguire la propria sensibilità artistica anche quando non è immediatamente condivisa dagli altri.
D: Dopo anni di esperienza, qual è la qualità che riconosce immediatamente in un artista destinato a lasciare un segno nel tempo?
R: Dopo anni di esperienza ho capito che non esiste una sola qualità capace di identificare immediatamente un artista destinato a lasciare un segno nel tempo. Ci sono, però, tre elementi che considero imprescindibili: tecnica, concetto e originalità. La tecnica è naturalmente il primo aspetto. Un artista deve possedere una profonda padronanza del proprio linguaggio, sia esso pittorico o scultoreo, saper utilizzare i materiali e trasformare la propria capacità tecnica in uno strumento espressivo. Il secondo elemento è il concetto. Un’opera d’arte non deve essere soltanto esteticamente interessante, ma portatrice di un’idea, di una riflessione, di un punto di vista sulla contemporaneità. Deve avere un legame con il tempo in cui nasce, raccontare un momento storico, un cambiamento sociale o una visione personale dell’artista. Infine c’è l’originalità, che considero forse l’aspetto più importante nella ricerca di un artista. Cerchiamo autori capaci di sviluppare un linguaggio autentico e riconoscibile, nel quale la loro identità emerga immediatamente. Un grande artista può dialogare con il passato, reinterpretare ciò che è già stato creato e trarre ispirazione dalla storia dell’arte, ma deve riuscire a trasformare tutto questo attraverso la propria sensibilità, rendendolo personale e contemporaneo. Per questo, quando selezioniamo un artista, cerchiamo sempre l’equilibrio tra tecnica, concetto e originalità: tre elementi che permettono a un’opera di superare il presente e lasciare un’impronta nel tempo.
D: Sempre più persone guardano all’arte anche come forma di investimento. Quanto è importante trovare un equilibrio tra valore economico e valore emozionale nella scelta di un’opera?
R: Come diciamo sempre ai nostri collezionisti, un’opera d’arte deve prima di tutto emozionare e piacere. A differenza di altri asset finanziari, infatti, un’opera non può essere acquistata o venduta in pochi secondi seguendo le oscillazioni del mercato: il suo valore è legato anche alla sua dimensione culturale, estetica ed emotiva. Naturalmente esistono artisti con una domanda molto forte e un mercato estremamente dinamico, le cui opere sono ricercate a livello internazionale. L’arte, tuttavia, mantiene sempre una componente profondamente legata alla sensibilità personale del collezionista. Per questo riteniamo fondamentale che ogni acquisto nasca, innanzitutto, da un rapporto emozionale con l’opera. Nella nostra ricerca, oltre agli elementi fondamentali di originalità, tecnica e concetto, selezioniamo artisti capaci di costruire un percorso solido nel tempo: autori che crescono nella propria ricerca, nella qualità delle opere, nel valore culturale e nel riconoscimento istituzionale. Un esempio significativo è Roberto Bernardi, artista appartenente alla corrente dell’Iperrealismo, una delle grandi tendenze della storia dell’arte contemporanea. Le sue opere sono state battute in aste prestigiose, fanno parte di importanti collezioni, come quella di Eni, e il suo percorso comprende esposizioni in musei e istituzioni internazionali. Tutti questi elementi contribuiscono a consolidarne e accrescerne il valore nel mercato. Un altro artista con cui collaboriamo è Marco Tamburro, autore con una carriera trentennale e un percorso ormai riconosciuto. In questo momento è protagonista di un’importante mostra a Palazzo Bonaparte, a Roma, dove reinterpreta i grandi capolavori di Caravaggio attraverso il proprio linguaggio pittorico contemporaneo. Questo dialogo tra storia dell’arte e ricerca personale rappresenta un elemento fondamentale nella costruzione del valore di un artista. Tra gli artisti emergenti nei quali crediamo molto c’è invece Valeria Vaccaro, scultrice che lavora il marmo con una ricerca estremamente personale. Le sue opere stanno riscuotendo un interesse crescente e riteniamo che il suo percorso abbia importanti margini di crescita. Un altro artista sul quale stiamo puntando è Giovanni Confortini, vicino alla tendenza iperrealista, con la serie Libro Veritas, che sta ottenendo un notevole successo e un progressivo aumento dell’interesse da parte del mercato. Un ulteriore esempio è il già citato Lino Lago, artista nel quale abbiamo creduto fin dall’inizio e che rappresenta perfettamente questa filosofia. La sua serie Fake Abstract ha registrato una crescita esponenziale delle quotazioni, dimostrando come una ricerca originale e riconoscibile possa conquistare progressivamente il mercato e il pubblico. Non possiamo dimenticare Daniele Oldani, un artista che ho scoperto personalmente e nel quale abbiamo creduto fin dall’inizio. Il suo lavoro ha già ricevuto un importante apprezzamento da parte del mercato e stiamo lavorando affinché il suo percorso possa ottenere un riconoscimento sempre maggiore anche a livello istituzionale. Questi sono soltanto alcuni degli artisti con cui collaboriamo e rappresentano la nostra filosofia: creare un equilibrio tra valore economico e valore emozionale, accompagnando il collezionista verso opere che abbiano un significato nel presente e che continuino a rappresentare un valore culturale e artistico nel tempo.
D: Se dovesse descrivere il mercato dell’arte contemporanea con tre parole, quali sceglierebbe e perché?
R: Se dovessi descrivere il mercato dell’arte contemporanea in tre parole sceglierei: vario, squilibrato e affascinante. Vario, perché oggi il mondo dell’arte è estremamente aperto e in continua evoluzione. Grazie anche a Internet e ai nuovi strumenti di comunicazione, moltissime persone hanno la possibilità di esprimersi artisticamente e di sviluppare una propria ricerca. Questo ha generato una grande varietà di proposte: ci sono artisti che hanno davvero qualcosa da raccontare, con una ricerca profonda e un linguaggio personale, ma anche altri che non hanno ancora sviluppato un contenuto artistico significativo. Squilibrato, perché il mercato non sempre riflette il reale valore culturale di un artista. Esistono casi in cui autori privi di un percorso critico consolidato o di importanti riconoscimenti istituzionali e museali raggiungono quotazioni molto elevate, mentre altri, forti di una ricerca più solida e di un maggiore valore culturale, rimangono meno valorizzati. Viviamo inoltre un momento storico in cui anche opere realizzate attraverso tecnologie digitali o sistemi automatici possono raggiungere valutazioni molto alte, alimentando un interessante dibattito sul rapporto tra creatività umana, tecnica e valore dell’opera. Infine, affascinante, perché, nonostante tutte le sue contraddizioni, l’arte contemporanea continua ad avere una capacità unica di emozionare e sorprendere. Per chi sa osservare, visitare fiere, gallerie e mostre dal vivo, esiste ancora la possibilità di andare oltre l’enorme quantità di proposte e individuare quei pochi artisti che possiedono una vera qualità. Sono gli artisti nei quali si percepisce un percorso autentico: opere che non sono soltanto un’immagine, ma il risultato di anni di studio, ricerca, tecnica, concetto e originalità.
D: C’è una convinzione diffusa sul collezionismo che, secondo lei, andrebbe definitivamente superata?
R: Una convinzione sul collezionismo che, secondo me, andrebbe definitivamente superata è l’idea che investire negli artisti contemporanei viventi sia necessariamente più rischioso rispetto alla scelta di artisti già storicizzati. Molti collezionisti, infatti, tendono a rifugiarsi esclusivamente nei grandi nomi del passato perché percepiscono il loro valore come più stabile e consolidato. Spesso, però, dimenticano che anche gli artisti oggi considerati storicizzati, in un determinato momento della loro carriera, erano artisti contemporanei viventi, con un percorso ancora in costruzione e non sempre pienamente riconosciuto dalla critica o dal mercato. Per questo credo sia fondamentale avere il coraggio di guardare al presente e sostenere artisti viventi con una ricerca solida, un linguaggio autentico e una visione personale. Il collezionista può svolgere un ruolo importante, contribuendo alla crescita di un artista e accompagnandolo nel suo percorso. Naturalmente non si tratta semplicemente di scegliere un nome emergente, ma di saper individuare quegli artisti che possiedono qualità profonde: opere capaci di emozionare, lasciare un segno e raccontare qualcosa che possa mantenere il proprio valore nel tempo, sia dal punto di vista culturale sia umano.
D: Beyond the Magazine racconta personalità che trasformano la propria professione in una visione. Se dovesse lasciare un messaggio a chi desidera avvicinarsi oggi all’arte, quale sarebbe?
R: Se dovessi lasciare un messaggio a chi desidera avvicinarsi oggi al mondo dell’arte, sarebbe quello di non limitarsi a seguire le tendenze del momento, ma di avere il coraggio di cercare di anticiparle. Per farlo è fondamentale studiare, conoscere la storia dell’arte e comprendere ciò che è avvenuto prima. È importante approfondire il pensiero degli artisti, i concetti alla base delle loro opere e il contesto culturale nel quale nascono le loro ricerche. Oggi, però, non basta conoscere soltanto la storia dell’arte. Per comprendere davvero l’arte contemporanea bisogna essere informati anche sulla società, sulla sociologia, sulle trasformazioni tecnologiche e sulle nuove invenzioni che stanno modificando il nostro modo di vivere e di percepire il mondo. Gli artisti più interessanti sono spesso proprio quelli capaci di interpretare questi cambiamenti e trasformarli in una visione, in una riflessione sulla contemporaneità. Allo stesso tempo è fondamentale avere il coraggio di seguire il proprio istinto e la propria sensibilità, perché il collezionismo non può basarsi soltanto sulle mode o sul valore economico di un’opera. Il vero valore dell’arte è anche culturale, emotivo e umano. In questo percorso il ruolo del gallerista rimane centrale: un bravo gallerista non è semplicemente colui che propone un’opera, ma una figura capace di creare conoscenza, accompagnare il collezionista e costruire un ponte tra l’artista, il suo lavoro e chi sceglie di credere nella sua ricerca.

D: Se potesse invitare tre artisti di epoche diverse a cena nella sua galleria, chi sceglierebbe e quale sarebbe la prima domanda che rivolgerebbe a ciascuno?
R: Se potessi invitare a cena tre artisti di epoche diverse, sceglierei Sandro Botticelli, Michelangelo e Jean-Michel Basquiat. A Botticelli chiederei: «Qual è stato il consiglio più prezioso che Lorenzo de’ Medici le abbia dato?» A Michelangelo domanderei: «Quando Giulio II le affidò la volta della Cappella Sistina, pensò che fosse una prova di fiducia o un modo per metterla in difficoltà?» Infine, a Basquiat chiederei: «Che cosa hai imparato da Andy Warhol che nessun altro artista avrebbe potuto insegnarti?» Credo che dalle loro risposte si potrebbe comprendere quanto gli incontri con grandi mecenati e grandi maestri possano cambiare il destino di un artista.
Nel racconto di Daniele Comelli emerge una visione dell’arte che va oltre il mercato e le sue dinamiche. Il valore di un’opera non coincide esclusivamente con la sua quotazione, ma nasce dall’incontro tra ricerca, sensibilità e capacità di leggere il proprio tempo. Per il gallerista, collezionare significa costruire un percorso, riconoscere il talento prima che venga consacrato e accompagnare artisti e collezionisti in una relazione destinata a evolvere nel tempo. Un lavoro fatto di competenza, ascolto e intuizione, nel quale la componente umana continua a rappresentare il vero elemento distintivo. In un’epoca in cui tecnologia e intelligenza artificiale stanno trasformando anche il sistema dell’arte, la capacità di comprendere le persone, interpretare la ricerca artistica e creare relazioni autentiche rimane il valore che nessun algoritmo potrà sostituire.
