Artissima 2026 chiude la sua 33ª edizione, confermando Torino come luogo d’incontro tra ricerca artistica, collezionismo e nuove sensibilità culturali.
Ci sono appuntamenti che, anno dopo anno, finiscono per diventare parte dell’identità di una città. Artissima è uno di questi. Per qualche giorno Torino ritrova quella particolare vivacità che nasce quando artisti, galleristi, curatori e collezionisti provenienti da ogni parte del mondo si incontrano, condividono idee e scoprono nuovi modi di interpretare il presente.
L’edizione 2026, conclusasi il 1° novembre all’Oval Lingotto, ha accolto oltre 34.000 visitatori e 183 gallerie provenienti da 35 Paesi. Numeri importanti, che tuttavia non esauriscono il significato di una manifestazione la cui identità è profondamente legata alla ricerca e alla sperimentazione.
Artissima continua infatti a distinguersi per la capacità di accostare artisti affermati e nuove generazioni, offrendo spazio a linguaggi che attraversano discipline, culture e sensibilità differenti.

L’immaginazione come forma di conoscenza
Fancy: A Flexible, Acrobatic Body è il tema che ha accompagnato questa 33ª edizione, prendendo ispirazione dal pensiero della filosofa Martha C. Nussbaum.
Al centro, l’immaginazione intesa non soltanto come facoltà creativa, ma come possibilità di osservare il mondo attraverso prospettive diverse dalla propria.
Una suggestione che trova nell’arte contemporanea un terreno particolarmente fertile. Le opere possono mettere in discussione le nostre abitudini visive, suggerire interpretazioni inattese e avvicinarci a esperienze che appartengono a realtà lontane.
È anche attraverso questa apertura che Artissima costruisce il proprio carattere internazionale. Le gallerie non portano semplicemente opere da esporre, ma visioni che raccontano contesti culturali differenti, contribuendo a un dialogo che supera i confini geografici.


Il valore delle relazioni, oltre il mercato
Una fiera d’arte è inevitabilmente anche un luogo di mercato. Ma ciò che accade intorno alle opere può avere conseguenze altrettanto importanti della loro vendita.
Un incontro tra un artista e un curatore, l’interesse di un museo per una ricerca ancora poco conosciuta, la decisione di una galleria di investire su un nuovo talento: sono passaggi spesso discreti, dai quali possono nascere percorsi destinati a svilupparsi negli anni.

In questa prospettiva assume particolare significato il Fondo Acquisizioni della Fondazione Arte CRT, che anche nel 2026 ha destinato 300.000 euro all’arricchimento delle collezioni della GAM e del Castello di Rivoli.
Le opere selezionate entrano così a far parte del patrimonio museale, proseguendo il proprio percorso oltre la dimensione temporanea della fiera.
È uno degli aspetti che meglio raccontano il legame tra Artissima e Torino: una relazione nella quale il mercato dialoga con le istituzioni culturali e contribuisce alla crescita delle collezioni pubbliche.

Una città che diventa parte del racconto
Artissima non è rimasta confinata all’Oval. La sua presenza si è estesa alla città, incontrandone architetture, musei e luoghi meno convenzionali.
Quest’anno il dialogo tra arte e spazio ha trovato espressione anche sulla Pista 500 della Pinacoteca Agnelli, dove l’intervento di Iris Touliatou ha abitato un luogo profondamente legato alla memoria industriale torinese.
All’Hotel Principi di Piemonte, invece, una scultura gonfiabile di Franco Mazzucchelli ha introdotto una presenza contemporanea nell’eleganza storica del Salone delle Feste.
Sono interventi che invitano a osservare gli ambienti da una prospettiva diversa, mostrando come un’opera possa modificare la percezione di un luogo senza necessariamente trasformarne l’architettura.
Torino, con la sua stratificazione di storia industriale, patrimonio artistico e cultura contemporanea, offre un contesto particolarmente interessante per questo genere di incontri.

| Ph. Giorgio Perottino | Artissima
Ciò che resta dopo la fiera
La 33ª edizione di Artissima si conclude nel segno della continuità, ma anche di un’apertura verso nuove ricerche e collaborazioni internazionali.
Sotto la direzione di Luigi Fassi, la manifestazione ha consolidato negli ultimi cinque anni un’identità nella quale qualità artistica e relazioni professionali procedono insieme.
E forse è proprio questa la sua caratteristica più interessante: la capacità di generare opportunità che non si esauriscono con la chiusura degli stand.
Perché una fiera dura pochi giorni, ma le opere, gli incontri e le idee che riesce a mettere in circolazione possono continuare a produrre nuove storie molto più a lungo.
Photocredit: Artissima
