Dalle rifrazioni dell’acqua ai segni tracciati a matita, fino ai fiori trasformati in pixel. SpaghettiWall esplora una nuova idea di carta da parati contemporanea, dove il decoro lascia spazio al progetto e la superficie diventa parte dell’architettura.
Per qualche stagione alla parete abbiamo chiesto di stupire.
Paesaggi fuori scala, vegetazioni tropicali, geometrie importanti, immagini immersive. La carta da parati è tornata negli interni conquistando metri quadrati e attenzione, spesso con un compito preciso: diventare il punto focale della stanza.
Ora il linguaggio sembra farsi più sottile.
Non significa rinunciare alla decorazione, ma spostare l’attenzione dall’immagine al segno, dalla scena alla superficie. Linee, texture, variazioni minime e pattern entrano nell’interior con una presenza meno invadente e, proprio per questo, più facile da mettere in relazione con arredi, materiali e architettura.
È in questa direzione che si muovono alcune delle proposte di SpaghettiWall, azienda italiana che ha costruito la propria ricerca intorno alla decorazione murale e alla possibilità di personalizzarla.
Non esiste un unico codice estetico. A tenere insieme i diversi progetti è piuttosto il modo in cui nasce il disegno: osservando un fenomeno naturale, ripetendo un gesto a matita, recuperando una memoria o scomponendo digitalmente un’immagine.
Dalla natura alla parete
Una superficie d’acqua attraversata dalla luce può diventare un pattern.
È ciò che accade in Water, disegnato da Toan Nguyen per la collezione Wall. Le rifrazioni vengono tradotte in una trama fluida sviluppata nei toni del blu, mantenendo quella geometria irregolare che appartiene al movimento dell’acqua.
Con Cracked il punto di partenza cambia. Frammenti ravvicinati e cromaticamente in contrasto con lo sfondo si intrecciano fino a generare una struttura ramificata, quasi una mappa astratta.
In entrambi i casi la natura non viene riprodotta in maniera figurativa. Ne viene isolato un comportamento, la rifrazione, la frattura, la propagazione di una linea, e trasformato in linguaggio grafico.
È una differenza interessante.
Perché permette al riferimento naturale di entrare nello spazio senza necessariamente raccontare una natura riconoscibile.
Quando torna la mano
Se il design contemporaneo dispone di strumenti capaci di produrre superfici praticamente perfette, scegliere di lasciare visibile il gesto manuale assume un significato diverso.
Claudio Meninno lo fa partendo da elementi quasi elementari.
In ++++ ripete a matita il segno matematico del più. La reiterazione è così fitta da far perdere al simbolo il proprio significato originario: quello che rimane è una trama vibrante, costruita attraverso centinaia di piccoli gesti.
Righe Incerte porta lo stesso principio su scala verticale. Le linee attraversano la parete a tutta altezza, ma non cercano una precisione assoluta. Sono disegnate a mano libera e l’irregolarità diventa parte della composizione.
È un dettaglio che racconta qualcosa di più ampio sul design di questi anni.
Più aumenta la capacità della tecnologia di eliminare l’imperfezione, più il segno umano torna ad acquistare valore.
Non come nostalgia artigianale, ma come elemento progettuale.
Un fiore visto attraverso uno schermo
Il percorso opposto arriva con Pixel Flower di Masina Studio.
Questa volta il punto di partenza è uno dei motivi più antichi della decorazione: il fiore. Ma l’immagine viene attraversata da una griglia digitale e trasformata in un mosaico fuori scala.
Da vicino il soggetto quasi scompare. Si vedono moduli, quadrati, colore. È soltanto aumentando la distanza che lo sguardo ricostruisce i grandi fiori stilizzati.
La parete cambia quindi in funzione di chi la osserva.
Ed è forse l’aspetto più contemporaneo del progetto: mettere nello stesso disegno due linguaggi apparentemente opposti, quello tradizionale del motivo floreale e quello digitale del pixel.
Non una citazione rétro e neppure un esercizio tecnologico. Piuttosto il punto d’incontro fra due modi di costruire un’immagine.
La memoria può diventare geometria
Anche Federica Faleschini parte da qualcosa di riconoscibile, ma questa volta appartiene alla memoria personale.
Balance Lines, nella collezione Pattern, nasce dalla configurazione di un gioco in legno dell’infanzia. L’oggetto viene progressivamente sottratto alla propria forma fino a conservarne linee e proporzioni, trasformandosi in un pattern astratto.
Il riferimento resta, ma non ha bisogno di essere immediatamente leggibile.
Con Tension, parte della famiglia In the Mood for Love, Studio Chiara Caberlon lavora invece sulla ripetizione. Una fascia viene reiterata cambiando dimensione e l’alternanza costruisce un effetto ottico che introduce movimento sulla superficie.
Cinque progettisti, dunque, e modi molto differenti di arrivare allo stesso elemento: la parete.

Oltre la parete statement
C’è un aspetto che accomuna queste proposte e che racconta bene l’evoluzione della carta da parati contemporanea.
Il wallpaper non deve necessariamente essere l’elemento intorno al quale costruire tutta la stanza.
Può lavorare in maniera più integrata con il progetto, accompagnare un arredo, definire una nicchia, introdurre una texture oppure modificare la percezione di una superficie senza trasformarla in una quinta scenografica.
È un passaggio interessante soprattutto nel rapporto tra decorazione e interior design.
Perché significa restituire alla carta da parati una funzione che va oltre il soggetto stampato: diventare materiale del progetto.
Anche la possibilità di intervenire sul prodotto va in questa direzione. Le grafiche SpaghettiWall sono stampate ad altissima risoluzione, possono essere realizzate su differenti supporti e personalizzate nelle dimensioni e nelle varianti cromatiche, anche su richiesta. La produzione just in time permette inoltre di adattarle a contesti differenti, dal residenziale all’hospitality fino al contract.
Il nuovo lusso della superficie
Forse il punto non è stabilire se le pareti decorative stiano diventando più discrete.
Il cambiamento interessante riguarda piuttosto quanto chiediamo oggi a una superficie.
Non soltanto colore. Non soltanto immagine.
Materia, ritmo, profondità, relazione con ciò che le sta davanti.
La carta da parati continua così a occupare un territorio particolare dell’interior contemporaneo: è decorazione, ma può comportarsi come un materiale; è bidimensionale, ma può modificare la percezione dello spazio; nasce da un disegno, ma acquista senso soltanto quando entra in relazione con l’architettura.
Le proposte di SpaghettiWall si inseriscono in questo passaggio attraverso linguaggi differenti, dal gesto manuale alla matrice digitale, dalla natura alla memoria.
E forse è proprio qui che il wallpaper trova oggi la sua dimensione più interessante.
Non essere semplicemente qualcosa da guardare sulla parete, ma qualcosa con cui progettare la parete.
