Al Melià Milano, nell’ambito della Luxury Hospitality Conference organizzata da Teamwork, con Beyond the Magazine tra i Media Partner, il panel “Beyond the Hotel: creare ospitalità in luoghi unici e iconici” ha raccolto alcune delle voci più influenti dell’hôtellerie contemporanea.
Un incontro che ha esplorato l’essenza dell’accoglienza autentica, quella che nasce dalla terra, dall’arte, dalle persone, e che oggi, più che mai, definisce il nuovo linguaggio del lusso.
Sul palco, Manfredi Rizzuto (Susafa), Anja Krenzel (Monteverdi Tuscany), Cinzia Primatesta (Cannavacciuolo Group), Stefano Liotta (Cascine Cinquepozzi), Sara Digiesi (BWH Hotels Italy & South-East Europe) ed Elisabetta Canoro (Identità Golose) hanno intrecciato visioni e valori, delineando l’identità di una nuova ospitalità fatta di autenticità, rispetto e connessione umana.

“Siamo partiti da Villa Crespi con un sogno condiviso,” ha raccontato Cinzia Primatesta, CEO del Cannavacciuolo Group. “Con Antonino Cannavacciuolo, mio marito, abbiamo creato un connubio che non è solo cucina, ma anche ospitalità. LAQUA Collection nasce da una visione fatta di valori, attenzione ai dettagli e rispetto per i collaboratori. Oggi l’ospite si aspetta molto, ma ciò che resta davvero è l’amore con cui gli apri le porte di casa.”

Una filosofia condivisa anche da Sara Digiesi, tra le cinquanta donne più influenti al mondo nell’hospitality, che guida BWH Hotels con una visione orientata al cambiamento:
“Il cliente evolve, cambia abitudini e sensibilità. Il design deve contaminarsi, rappresentare il luogo e la sua essenza. La condivisione dei valori, anche con fornitori e collaboratori, è ciò che trasforma un soggiorno in un’esperienza che resta nel cuore, e genera valore nel tempo.”

Dalla Puglia arriva invece il racconto di Stefano Liotta, fondatore di Casina Cinquepozzi, un progetto di cultura rigenerativa nato da un’esperienza personale:
“Tutto è cominciato con mia figlia. Cercavo un luogo dove potesse sentirsi libera e parte di una comunità, e l’ho trovato in una cascina del Seicento. Da lì è nata una cultura rigenerativa: produciamo olio, vino, pasta. L’esperienza che offriamo è lenta, intima, sincera, come tornare a casa.”

Anja Krenzel, COO di Monteverdi Tuscany, ha raccontato la storia di un borgo medievale rinato grazie alla visione del suo fondatore, Michael L. Cioffi, avvocato e mecenate americano che negli anni ’90 s’innamorò della Val d’Orcia e ne fece il centro di un progetto di ospitalità culturale e sostenibile:
“Monteverdi è nato dal sogno di preservare la bellezza e il patrimonio di un luogo unico. Oggi è uno spazio dove arte, natura e comunità convivono. Coinvolgiamo costantemente le persone che lavorano con noi, perché solo chi si sente parte del progetto può trasmettere emozioni autentiche ai nostri ospiti.”

Manfredi Rizzuto, anima di Susafa, seicento ettari di memoria contadina nel cuore della Sicilia, ha evocato la potenza della nostalgia come leva di rinascita:
“Susafa è il mio ricordo d’infanzia. Volevo restituire voce a un luogo che era diventato silenzio. Ogni volta che ci riuniamo in azienda, ci chiediamo come realizzare l’impossibile: magari far arrivare l’ospite in camera con una candela in mano… ma la risposta, come sempre, sta nel mezzo. Il futuro dell’ospitalità sarà scritto da chi oggi ha il coraggio di restare pioniero.”
Sul futuro del settore, Elisabetta Canoro, moderatrice dello speech, Head of Hospitality di Identità Golose, ha ricordato i dati: “La spesa globale per il turismo di fascia alta raggiungerà i due miliardi di dollari annui entro il 2028, e l’Italia si conferma una meta d’eccellenza per mercati come Stati Uniti, Brasile e Giappone.”

Tutti concordano su un punto: il lusso non è più nel superfluo, ma nella verità dei luoghi.
Esperienze tailor-made, connessioni umane, autenticità e consapevolezza culturale sono ormai le parole chiave del nuovo ospitare.
A chiudere l’incontro, le parole di Anja Krenzel, che riassumono con rara sensibilità la filosofia di Monteverdi Tuscany:
“Scolpito nella terra, scaldato nella luce, fatto per ritornare.”
Un messaggio che racchiude l’essenza di un’ospitalità capace di creare legami profondi tra l’ospite e il territorio, dove il desiderio di tornare non nasce dal comfort, ma dall’emozione di sentirsi parte di qualcosa di autentico.
